mercoledì 12 agosto 2026

5 per mille, utile ma …

ogni anno è periodo di 5 per mille, sperando che rimanga anche in futuro. Conseguentemente in TV, sul web etc etc vengono trasmesse pubblicità di Enti del terzo settore e Associazioni varie: se qualcuno non ha già delle indicazioni personali - che lo coinvolgono o di cui è a diretta conoscenza - verso chi indicare per la destinazione del proprio 5 per mille, può essere che venga stimolato da una qualche pubblicità che tocca le sue corde. Ok, è la logica del business, del marketing o più banalmente del mercato. Comunque va a chi “fa del bene”. Ma … c’è un ma, almeno a mio parere. Il “ma” è quando, in particolare nel caso di Enti che si occupano di assistenza/accompagnamento di persone fragili (con disabilità o a causa di malattie o per motivi sociali), per attirare e coinvolgere potenziali donatori si sottolineano nella pubblicità le situazioni negative, le difficoltà e i dolori delle persone coinvolte o dei loro famigliari. Questo è a mio parere errato, controproducente e potenzialmente irriguardoso, se non peggio, rispetto a chi si trova nelle situazioni pubblicizzate. Un Ente che si occupa di assistere/accompagnare persone in situazione di fragilità ha nel suo scopo proprio quello di migliorare, nei più diversi sensi inteso, le condizioni delle persone che assiste. Nel ridurre le situazioni negative e sottolineare ed incrementare quelle positive, che siano personali ambientali sociali etc. In termini concordi con l’ICF: l’Ente che funziona bene è un facilitatore che concorre alla massima realizzazione della persona, in qualunque condizione si trovi. E questo è proprio quello che deve essere sottolineato e pubblicizzato: cosa fa l’Ente, come le persone assistite raggiungano livelli di gratificazione personale sempre più alta, che vivano una vita dignitosa e sensata, sensata per loro stessi e non per altri. Come ogni persona si può realizzare per quanto possibile anche agendo contro quanto limita tale possibilità comprese le “condizioni ambientali o storico/sociali spesso limitate da pregiudizi, incapacità, disinteresse etc. Sottolineare questo è cultura: la fragilità non è e non deve essere uno stigma ma è una situazione da affrontare e ridurre agendo su tutti i diversi fattori interni ed esterni per il bene della persona e di tutta la comunità sociale. Sottolineare questo è un fattore positivo, facilitante, per le persone stesse che si trovano nelle stesse specifiche situazioni: chi “si vede” nella pubblicità nelle stesse condizioni ha il dovere di vedere un futuro per se indipendentemente dalla sua situazione, ma senza ignorarla, per quanto problematica, particolare, difficile etc etc. A maggior ragione se si tratta di una situazione in cui la persona è coinvolta da poco: è negativo e certamente non facilitante, a mio parere è un ostacolo, i vari percorsi di accettazione e ricostruzione personale il vedere sullo schermo situazioni gravi, drammatiche, famigliari piangenti e raccontate da una voce tristemente tremolante e così via. Non per negare la realtà ma per andare oltre se si vuole veramente il bene delle persone e del mondo. Se le associazioni/Enti del Terzo Settore fanno “il bene” delle persone, allora lo stesso 5 per mille è un facilitatore, un fattore inclusivo: non facciamolo diventare una pietistica elemosina verso situazioni difficili che nessuno vuole vivere o vedere. Il mondo, la società è di tutti e di ciascuno, che piaccia o no, e tutti e ciascuno ne devono far parte al meglio. Non è questione di possibilità ma di dovere. Mi piacerebbe che gli Enti che si occupano a qualunque titolo, assistenziale, medico, ricerca etc di persone fragili, con disabilità o con malattie, emarginate etc pubblicizzassero, anzi urlassero al mondo fatti ed immagini positive in cui sia ben chiaro che chiunque ha il diritto di poter vivere una vita dignitosa e soddisfacente in qualunque condizione si trovi, che – senza dimenticare le difficoltà - chiunque si trovi in tali condizioni possa vedere in modo positivo, che tutti e in qualunque condizione abbiamo il dovere di partecipare o contribuire a questo. PS: vi sono altri temi riguardanti il 5 per mille, come la distribuzione dell’ammontare verso i singoli enti e la stessa elegibilità degli enti a poterne usufruire. Ma di questo forse ne riparleremo un’altra volta.