giovedì 25 agosto 2022
Insieme - 2
(del 25/8/2022)
All’inizio di quest’estate 4 amici neo 18enni hanno deciso - dapprima di loro propria iniziativa e solo dopo “comunicato” la cosa alle famiglie – e sono quindi andati una settimana in campeggio in Maremma, a qualche centinaio di km da casa.
Alla prima esperienza di campeggio in tenda, erano soli, senza genitori o altri adulti di riferimento a qualunque titolo, hanno viaggiato in treno e autobus, hanno vissuto in tenda, si sono organizzati per mangiare nei vari bar, pizzerie e ristoranti del campeggio, hanno partecipato – insieme o singolarmente o con altri ragazzi conosciuti là – ad alcune delle attività ludico/sportive proposte dal campeggio, si sono divertiti e hanno affrontato i piccoli problemi del quotidiano etc etc: insomma hanno vissuto la loro settimana di vacanza da soli.
Tutto questo non ha nulla di strano, molti di noi hanno fatto esperienze simili.
Ciò che rende quest’esperienza un poco diversa dalle altre analoghe è che uno dei 4 è una ragazza con sindrome di Down. In realtà questo aspetto risulta per lo meno particolare agli occhi di molti coloro che ne vengono a conoscenza.
Per molti è difficile pensare che una persona con sindrome di Down, in particolare se ancora giovane ancorché maggiorenne, possa vivere la propria vita senza la vicinanza continua di qualcuno che la possa aiutare, sostenere, accompagnare o – peggio – sostituirsi a lei. Certo, era con amici che la conoscono da tempo e hanno desiderato che andassero insieme (anche se durante l’anno ognuno fa la sua vita e si vedono saltuariamente) ma erano tutti lì per divertirsi e fare la loro vacanza e non per fare da balia a nessuno.
L’accompagnamento è fondamentale certo, sia con le opportune risorse economico/previdenziali che con ogni adeguato strumento, è fondamentale però non tanto nel pensare che aprioristicamente le persone con sindrome di Down, e voglio estendere il concetto alle persone con disabilità in genere, devono essere necessariamente “francobollate” da un famigliare, educatore o simili. L’accompagnamento è fondamentale nel senso che la persona e la famiglia devono avere nel tempo ed in ogni ambito (vita adulta, lavoro, scuola, attività ludico sportive, conciliazione casa lavoro per i famigliari caregiver etc) tutte le risorse necessarie per poter appunto “accompagnare” il proprio sviluppo psico-fisico-cognitivo dalla nascita in poi con l’obbiettivo di poter raggiungere per ciascuno il proprio possibile livello di autonomia, di poter scegliere della propria vita se e quanto possibile e raggiungere gli obbiettivi/sogni/speranze che ciascuno si prefigge, anche se spesso non tutti li raggiungiamo ma almeno dobbiamo tutti poterci provare. E questo vale per tutti indipendentemente da ogni condizione di salute, di disabilità e personalmente allargo il concetto ad ogni condizione sociale o culturale, di provenienza, di orientamento etc etc. Non è solo una questione – ma sarebbe già abbastanza – di assecondare lo spirito della nostra Costituzione e di molte leggi, è questione di dignità: tutti devono poter avere le stesse opportunità e per quanto serve le risorse necessarie ed utili per poter provare a fare la propria vita per quanto possibile e indipendentemente da ogni condizione.
Quindi operiamo e scegliamo tutti, istituzioni e singoli, sosteniamo ed accompagniamo ciascuno con tutte le risorse e le attenzioni dovute perché ora e in futuro non sia una “particolarità” il fatto che una persona con disabilità faccia la vacanza da solo o con i propri amici, con o senza disabilità, o che voglia abitare con chi vuole, o lavorare, studiare o vivere per come e quanto voluto e possibile, e – molto importante - perché ci siano sempre più persone che hanno piacere di fare una vacanza (o qualunque altra attività) anche insieme ai loro amici con disabilità.
vedi anche su https://it-it.facebook.com/gian.gavardi/posts/pfbid0Krk4PZALWTo21TkFYZkGYjd6jXWsfndaZo8ym5tJ2qFFojd2M1uhfuzJgrrABFBQl
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