lunedì 28 luglio 2014

Non ci sono più scuse

Un paio di settimane fa sul Corriere della Sera è stato pubblicato un articolo che raccontava del recente matrimonio a Roma tra due persone con sindrome di Down. Se dall'articolo si fossero tolti i riferimenti alla sindrome di Down, si sarebbe trattato di un resoconto di un matrimonio come tanti, a partire dall'innamoramento fino alla relazione stabile, alla volontà di sposarsi, ai dubbi sul lavoro e sulla casa. Molti di noi, seppur nella unicità di ogni storia personale e di coppia, hanno attraversato questi momenti con tutte le gioie e difficoltà del caso. E ancora una settimana prima sempre sul Corriere della Sera all'interno della pagina milanese che raccoglieva le storie di alcuni maturati col massimo dei voti di quest'anno, c'era anche quella di un ragazzo con sindrome di Down che raccontava come è riuscito in questo importante traguardo: anche qui come gli altri con un misto di orgoglio, felicità e fatica. Cosa ci insegnano questi due racconti, queste storie per fortuna non uniche ma ancora rare? Ci insegnano che le persone con sindrome di Down possono raggiungere quegli stessi traguardi cui ambiscono tutti. Che non è solo una questione di diritti: diritti che sono chiaramente sanciti in ogni ambito legislativo, anche se purtroppo spesso dimenticati se non addirittura osteggiati. E' questione di fare in modo che le persone con sindrome di Down, con disabilità intellettiva in genere, siano realmente messe in grado di riuscire a raggiungere quegli obiettivi di vita adulta pienamente riconosciuta, il più possibile autonoma e contributiva secondo le possibilità di ciascuno al bene di tutta la società. Per arrivare ai risultati delle storie sopra raccontate è necessario che la persona con sindrome di Down sia adeguatamente accompagnata sin dalla nascita. Che sia accompagnata da persone competenti e giustamente accoglienti insieme alla sua famiglia, genitori e fratelli in primis, e nel rapporto con tutte le realtà locali, scolastiche, culturali, sportive, religiose, di svago con cui viene a contatto nella propria vita. Non ci sono più scuse per continuare in una politica di intricati assistenzialismi socio sanitari incapace nei fatti a soddisfare le reali esigenze delle persone con sindrome di Down che in ogni età, dalla nascita alla scuola, alle autonomie adolescenziali, al lavoro, alla residenzialità chiedono una cosa sola: lasciateci vivere come siamo capaci ed aiutateci a farlo al meglio per il bene di tutti. Per raggiungere tali obbiettivi, la piena realizzazione di ognuno, è fondamentale e necessario che le istituzioni nazionali, regionali e locali rivedano il piano di Welfare nel senso di un forte e sostanziale aiuto alla persona con sindrome di Down e alle loro famiglie sin dalla nascita e per tutta la loro vita. Che vengano potenziati gli enti istituzionali, vedi le Uompia, e si riconosca efficacemente – senza burocratici accreditamenti o altre pastoie analoghe - l'enorme lavoro e competenza del mondo associazionistico, cooperativo e ogni altra forma del terzo settore che già ora e da sempre sono attori fondamentali ma in totale affanno economico, facendo ricadere sulle famiglie costi economici e di risorse difficilmente sostenibili sul lungo periodo. Che appunto le famiglie siano supportate e agevolate con sgravi fiscali, con adeguati vaucher a libero utilizzo, con efficaci agevolazioni lavorative, arrivando fino alla possibilità di prepensionamento realmente agevolato per stare accanto ai propri figli proprio quando da adulti e finito il loro percorso scolastico – altro grande argomento da ribaltare totalmente sin dalle primarie all'alternanza scuola lavoro se non oltre – sono ' a casa' senza sostegni famigliari o istituzionali. E tutto questo, e quant'altro, anche solo dal punto di vista del bilancio economico avrebbe un vantaggio per le casse istituzionali: molti meno soldi buttati nella gestione della residenzialità protetta nel lungo periodo a costi altissimi, che per le persone con sindrome di Down e disabilità intellettiva correttamente accompagnate - fondamentale presupposto - in un progetto di vita, sempre nel rispetto delle possibilità di ciascuno, è inadeguata in quanto per la gran parte per lo meno semi-autonome; e molte più persone con sindrome di Down lavorerebbero (altro tema grave da rivedere: l'obbligo assuntivo per le aziende): lavoro reale non 'terapeutico' con stipendio reale e reali contributi (da agevolare) allo Stato che permetta una vita vera e vissuta insieme a chi ciascuno liberamente deciderà di stare, con o senza sindrome di Down, sempre se all'interno di un progetto accompagnato e pienamente supportato. Non ci sono più scuse, non si può più dire: poverini tanto non ce la faranno mai. Se non ce la fanno è perché non si è dato loro la possibilità di farcela. E quando non si danno le possibilità di realizzazione ad un insieme di persone, una sola terribile parola mi viene in mente: discriminazione.

giovedì 8 novembre 2012

Un esempio per noi e i nostri politici

Due giorni fa Barack Obama è stato confermato alla presidenza degli USA per i prossimi 4 anni. Poco dopo la conferma ufficiale, si è presentato per pronunciare il suo discorso, ove ha trattato dei vari temi politici, sociali ed economici che dovrà affrontare prossimamente. Interessanti i suoi continui richiami alla solidarietà e ai diritti di tutte le persone, ma è veramente notevole che verso la fine del discorso Obama, per sottolineare il fatto che tutti i cittadini statunitensi possono e devono partecipare attivamente al bene degli USA , elenca retoricamente alcune 'categorie' di persone e tra queste esplicita “... able, disabled ....” ovvero “persone normalmente abili o con disabilità”. Mi piacerebbe essere smentito ma non solo non ricordo in passato, ma ritengo estremamente difficile immaginare che in importanti occasioni istituzionali non specificatamente dedicate al tema della disabilità, un politico italiano nomini spontaneamente tra gli attori efficaci per il bene del nostro Paese le persone con disabilità. Normalmente le persone con disabilità vengono citate in termini se va bene assistenzialistici, o peggio pietistici, se non addirittura vergognosamente errati come ad esempio fattore negativo per il bilancio della spesa pubblica. E' necessario recuperare lo spirito della nostra legislazione, prima tra tutte la Costituzione, che in diverse parti sottolinea la piena uguaglianza di tutte le persone: legislazione spesso ottima ma ancor più spesso disattesa tanto da far frequentemente impegnare alle persone con disabilità e loro famiglie tempo e risorse in azioni legali solo per ribadire diritti chiaramente espressi nelle nostre leggi. E' necessario eliminare tutte le barriere, in primo luogo quelle culturali radicate in troppe persone ad ogni livello, che impediscono a tutte le persone di poter percorrere con gratificazione ogni percorso di vita, scolastico e lavorativo contribuendo non solo al benessere della persona ma a quello di tutti, sia coloro che 'lavorano' insieme (infatti sono sempre da più parti sottolineati i benefici in termini di efficienza complessiva dei gruppi di lavoro in cui è presente una persona con disabilità accompagnata da un adeguato progetto di inclusione, discorso analogo vale per le classi scolastiche) sia a tutto il Paese grazie anche al ritorno con le tasse e contributi del lavoratore dell'investimento, sempre necessario, per un corretto progetto di vita. Per rimanere sul tema costi, tanto caro ai nostri governanti, non dimentichiamo che progetti di vita adulta autonoma o semi autonoma, quindi in contesti non altamente controllati o clinicizzati, frutto di un necessario corretto percorso di educazione all'autonomia in cui istituzioni e associazioni locali possono e devono collaborare, contribuiscono a diminuire i 'costi' complessivi della gestione delle persone con disabilità (oltre che, e per me è assai più importante, costituire un tassello importante per completare soddisfacentemente la vita delle persone con disabilità e i loro famigliari). Appartengo ad una generazione in cui spesso si ripeteva che gli Stati Uniti d'America sono avanti 10 anni in diversi ambiti, dopo quest'ultimo discorso di Obama temo che sia vero, e spero siano solo 10 anni.

giovedì 7 luglio 2011

Il vero investimento

In Italia ci sono alcune Eccellenze.

Molte di esse sono spesso richiamate e sottolineate laddove sia necessario rimarcare il prestigio e i risultati raggiunti nei relativi campi dal nostro Paese.

Per arrivare all'eccellenza sono necessari tempo, risorse, l'intuizione e l'impegno di persone di buona volontà e capacità che, ciascuno nel suo ruolo, contribuiscono al lavoro complessivo.

Le persone di buona volontà, o se vogliamo motivazione, e capacità sono a loro volta il frutto del lavoro congiunto della loro propria famiglia, dell'ambiente sociale frequentato, dei propri convincimenti e in buona parte della Scuola.

Scuola con la S maiuscola, ovvero quell'insieme di insegnanti, compagni, studio, strutture e istituzioni che dall'asilo nido ai Master post universitari – per comprenderne solo alcuni estremi nella linea temporale– contribuiscono alla formazione culturale, professionale, umana, civile della persona.

Per una Nazione moderna e democratica, per l'Italia in particolare, è un dovere prioritario contribuire al massimo delle possibilità che la Scuola sia ben funzionante.

Ben funzionante significa che a tutte le persone, di ogni posizione sociale, potere economico, luogo di residenza sia garantito il diritto di ricevere tutte le attenzioni che la Scuola, quella con la S maiuscola, deve fornire.

Significa, in altre parole, che chiunque possa raggiungere la piena realizzazione in termini scolastici, ovvero di competenze didattiche, culturali, civili con la garanzia che le modalità, competenze ed attenzioni ricevute siano le stesse indipendentemente dell'Istituto scolastico frequentato.

Significa che ogni Istituto scolastico di ogni ordine e grado, ovunque abbia sede, che sia pubblico o privato, di ogni dimensione deve dare ai propri studenti la certezza che la scelta se frequentare questo o quell'Istituto sia esclusivamente una questione legata a fattori indipendenti da tutto ciò che riguarda la qualità didattica e l'attenzione alla persona.

Attenzione alla persona significa che tutti gli studenti siano seguiti ed accompagnati verso la loro realizzazione sia che questa possa raggiungere alti risultati, per indole e potenzialità dello studente, sia che i risultati oggettivamente raggiunti siano inferiori alla media, rimanendo sempre nell'ottica di piena realizzazione della persona rispetto alle sue potenzialità nel presente e per il futuro suo e dell'intera società: ogni Istituto scolastico deve accogliere e accompagnare tutti, ciascuno con le sue esigenze.

Questo significa tra l'altro, che ogni docente sia innanzitutto una persona che sa insegnare, e non solo che sa, in quanto solo relazionandosi in modo adeguato con ogni singolo studente tutta la classe camminerà bene.

Sapere insegnare significa ovviamente, lo si dovrebbe dare per scontato, possedere adeguatamente le materie di propria competenza, ma soprattutto possedere la capacità di relazionarsi con i propri studenti: adeguare modalità e contenuto dell'insegnamento a tutta la classe, anche in presenza di persone con esigenze speciali.

Tornando ai principii sopra richiamati: tutti hanno il diritto alla piena realizzazione.

Anche le persone con disabilità, o con esigenze speciali.

Ci sono tante eccellenze in Italia, dicevamo, e di molte siamo tutti orgogliosi.
In un campo in particolare l'eccellenza italiana è oggetto di attenzione e studio da parte di tutto il mondo per i risultati raggiunti negli ultimi decenni e in particolare per l'alta qualità e valore della legislazione a riguardo: l'inclusione scolastica delle persone con disabilità.

Le leggi 517/77, 104/92 ed altre definiscono un quadro normativo in cui la persona con disabilità non è vista come un problema che deve essere purtroppo affrontato dalla scuola, oltre che dalla società intera, se proprio non può fare altrimenti ma come una persona che insieme a tutte le altre persone fa parte della società stessa e che non deve essere esclusa del percorso scolastico – né ovviamente dalla società - come purtroppo alcuni, in modo preconcetto e male informati su ogni studio a riguardo, pretenderebbero temendo che possano essere una “zavorra” che rallenta la crescita e lo sviluppo della classe.

Tali leggi prevedono che tutta l'Istituzione Scolastica sia pronta ad accogliere le persone con disabilità, dalla struttura alla dirigenza agli insegnanti agli ausiliari, prevedendo strumenti adeguati per meglio agire.

Gli strumenti sono di tipo documentale (PDF, PEI etc) e coordinamento, di tipo tecnico (dotazioni mediche/sanitarie o strumenti tecnologici particolari), personale di ausilio igienico/sanitario o di tipo didattico/educativo.

Questi ultimi, i cosiddetti Insegnanti di Sostegno, hanno un ruolo importante per tutta la classe: servono a garantire che tutto il corpo insegnante della classe possa dedicarsi a tutti, ivi compreso la persona con disabilità, sapendo che per il fabbisogno di risorse necessario alla classe in primis e anche alla persona con disabilità si potrà contare sull'insegnante di sostegno che è contitolare su tutta la classe.

L'insegnante di sostegno è una grande risorsa per tutta la classe, oltretutto spesso è dotato di quella sensibilità educativa e relazionale utile a gestire le specificità e 'diversità' innate all'interno di ogni gruppo classe con giovamento per tutti.

L'educazione di tutta la classe è affidata a tutto il corpo docente che deve quindi essere formato sulle diverse necessità didattico/educative del gruppo classe, in loro affiancamento l'insegnante di sostegno porterà il valore aggiunto di una specializzazione maggiore per gestire particolari situazioni e il contributo su tutta la classe.

Non dimentichiamo inoltre il contributo positivo più volte sottolineato da studi ed esperienze pratiche che la presenza di Persone con disabilità apporta a tutto il gruppo classe, che si favorirà grazie ad una attenzione e apertura alle esigenze del prossimo e beneficerà esso stesso degli strumenti didattico/educativi applicati per l'inclusione.


Considerazioni Pratiche e Contingenti

Le cosiddette eccellenze devono essere proprie di ogni Istituto scolastico, pubblico o privato, lasciando la libertà di scelta sul tipo di Istituto sulla base di legittime considerazioni sociali, culturali, religiose, economiche non direttamente legate alla qualità del percorso didattico/educativo.

Gli Istituti pubblici devono essere in grado di seguire adeguatamente ogni persona, dalla più promettente che può essere accompagnata in percorsi didattici ad alto livello come la più necessitante di attenzioni (bisogni educativi speciali, persona con disabilità o di lingua o cultura d'origine differente) per poter comunque partecipare soddisfacentemente per lei e per tutti alla vita scolastica intera.

Gli Istituti privati devono essere in grado di erogare la propria offerta a persone che lo desiderino con ogni esigenza educativa, senza eccezioni.

È controproducente nell'immediato e nel lungo temine la creazione, reale o nascosta, di veri e propri 'ghetti' (o 'poli' come spesso vengono presentati) di “eccellenza formativa” (tipicamente accentrati in alcuni Istituti scolastici privati), di “accoglienza ai disabili” (tipicamente in alcuni Istituti che riprendono lo spirito delle ex Scuole Speciali) e “di popolo comune” (tipicamente nella maggioranza degli Istituti pubblici).

L'attenzione alla persona, in ogni Istituto scolastico di ogni ordine e grado, pubblico e privato, comporta che nel percorso formativo per gli insegnanti devono aumentare considerevolmente, nell'ordine di decine di ore annue, i crediti formativi richiesti obbligatoriamente sulla didattica “normale” e “speciale” proponendo loro validi percorsi per aumentare le competenze didattico/relazionali. Analogamente è importante rafforzare la formazione richiesta agli Insegnanti di Sostegno per una efficacia migliore della loro operato.

Solo a partire da questo considerevole investimento formativo, e dopo il suo consolidamento negli anni, sarà possibile pensare alla 'razionalizzazione' dell'utilizzo degli Insegnanti di sostegno accostandosi ad un approccio analogo a quanto recentemente pubblicato da studi a riguardo che sottolineano la necessaria riduzione delle risorse dedicate al sostegno e per questo abbracciati da chi si occupa di bilanci statali. Come detto, già nella legislazione attuale questo è evidente e ne è alla base: l'inclusione scolastica prevede che tutta la Scuola (dal Ministro dell'Istruzione, ai dirigenti regionali e provinciali, ai dirigenti scolastici, gli insegnanti e personale ausiliario dei singoli istituti) sia coinvolta e preparata ad accogliere tutti, non è solo una questione di quante ore di sostegno siano dedicate. Ma la sola riduzione delle risorse al sostegno – già ora ampiamente sotto le necessità complessive - è assolutamente negativa se prima non si è investito nella formazione corretta di tutto il comparto scolastico.

La costituzione prima e l'attuale previsto rafforzamento delle Commissioni per la valutazione del grado di disabilità relativamente alla scuola, poco favorevoli alla dignità della persona, potrebbero essere sostituite da valutazioni in corso di vita, effettuate nel tempo da specialisti accreditati – preferibilmente da chi già segue le stesse persone per limitare le visite di “controllo e valutazione” - e dalla stessa Scuola, sempre insieme alla famiglia, per la costruzione di percorsi costruttivi in sintonia con le caratteristiche della persona stessa. Tutto questo nell'ottica di seguire le persone e dare a tutti ciò che serve e non di trovare modalità per limitare voci di spesa pubblica.

Le valutazioni sulla qualità della Scuola Italiana dovrebbero essere fatte tenendo in conto di tutti gli studenti ciascuno nelle condizioni di operare al meglio secondo le proprie caratteristiche. Quindi pieno accesso alle attuali prove Invalsi a tutti gli studenti, anche con disabilità, e ciascuno con tutti gli ausilii tecnologici, medico/sanitari o di risorse umane di sostegno atte a garantire che chiunque possa esprimersi come può e deve. Siamo tutti nella Scuola e ogni valutazione deve tenere in conto di tutti senza discriminazioni.

Non sarebbe necessario richiamare che ogni taglio alle risorse o altre disposizioni che precludano la piena e totale inclusione di ogni persona in ogni percorso scolastico e sociale, oltre che discriminante è tra l'altro illegale e anticostituzionale (è utile richiamare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo, la Convenzione dei Diritti dell'Infanzia e la Convenzione delle Persone con disabilità emanate dall'ONU e che sono ratificate come Leggi dello Stato italiano, e la Costituzione Italiana in particolare agli art. 3, 4 e 34)


Conclusioni

E' necessario sostenere con ogni risorsa, anche in tempo di crisi economica quale quella che stiamo vivendo, la piena funzione della Scuola Italiana (con la S maiuscola). Solo in questo modo potremo avere qualche speranza che insieme si lavori per crescere insieme.

In Italia ci sono alcune eccellenze, di quasi tutte siamo orgogliosi, ma una, l'inclusione scolastica delle Persone con disabilità, la stiamo uccidendo. E con essa uccidiamo la dignità delle Persone e la libertà di essere cittadini attivi e consapevoli.

giovedì 4 marzo 2010

Avatar, un altro passetto

(originariamente del 1 mar 2010 )

Due parole sul film Avatar, che l'altro giorno sono finalmente riuscito a vedere.
Non entro nel merito del giudizio sulle qualità del film né sui valori espressi nello svolgimento della sua trama (che riguardano anche la 'diversità', ma non voglio rovinare le attese di chi non l'avesse ancora visto né voglio entrare in discorsi più grandi di me).
Ma non posso non sottolineare quello che a mio personale parere è un fatto importante: il personaggio protagonista del film è una persona su sedia a rotelle, ovvero una persona con disabilità.
Quello che mi piace del film è che la sua condizione non è sottolineata dagli altri personaggi, nel bene o nel male, e neanche è il tema principale del film: semplicemente viene presentata e vissuta da tutti -o quasi- nel film come un dato di fatto di cui il personaggio stesso e gli altri non possono non tener conto così come per ogni altra caratteristica personale di ciascuno, e che lo condiziona ma non gli impedisce di svolgere il suo lavoro né la sua missione nel film.
Una serie veloce di considerazioni:
- il personaggio si realizza nella vita nonostante l'infermità alle gambe e la sedia a rotelle
- è evidente che il suo è uno sforzo personale maggiore per 'stare al passo' ma con orgoglio e senza compatimenti
- gli rimane il desiderio di 2 gambe sane (la prima cosa che fa come Avatar è correre, ed è la leva su cui lavora il capitano per avere il suo appoggio)
- purtroppo anche nel futuribile e progredito 2150, solo chi può permetterselo ha 'le gambe nuove'
- purtroppo c'è sempre una esigua minoranza che prende in giro chi è 'diverso' (i 2 soldati all'inizio del film)

Ma su tutto prevale il fatto che stiamo parlando di un film di successo in cui normodotati e disabili lavorano alla pari, senza pregiudizi (all'inizio la dottoressa non vuole il protagonista non perchè è su sedia a rotelle ma perchè inesperto) ma senza dimenticare l'oggettività della situazione.
Grazie al cielo non è l'unico esempio (al volo mi vengono alla mente i telefilm Ironside degli anni '70 di cui ho qualche vago ricordo del poliziotto protagonista su sedia a rotelle, il ragazzo con sindrome di Down con cui parla e si confronta 'alla pari' Benigni nel film Johnny Stecchino), ma ritengo che la strada giusta per i media (film, tv ...) per contribuire al processo di inclusione sociale delle persone con disabilità sia quello di produrre spettacoli non centrati sulla disabilità in cui si sottolinei la 'diversità' (come più spesso viene fatto, a volte anche con pregevoli risultati), ma spettacoli in cui i diversi personaggi con o senza disabilità interagiscano con pari dignità e abbiano le loro avventure (una analogia nel campo dell'integrazione socio/razziale la troviamo nella prima serie di telefilm Star Trek in cui collaboravano 'naturalmente' astronauti di varie nazioni e colore della pelle in piena guerra fredda e lotte anti razziste in Usa). Se poi è un film di successo come Avatar, meglio ancora: si raggiungeranno molte più persone
Spero e credo che molti anche solo per un po' di tempo dopo aver visto Avatar vedendo una persona su sedia a rotelle si concentreranno sulla persona e non sulla sedia a rotelle.
Sarà poco ma è un altro piccolo passo.

Si fa tanto, ma c'è ancora molto da fare 2 “post Facebook”

(originariamente del 22 feb 2010 )

Leggendo quanto oggi riportano i giornali a riguardo dell'abominevole gruppo di Facebook contro i ragazzi con sindrome di Down (vero o presunto - in questo caso mi pare si dica "troll" - che sia), mi ritrovo purtroppo nella situazione di ribadire quanto già scritto nel mio messaggio del mese scorso sull'episodio della pizzeria di Treviso.
Purtroppo nulla di nuovo sotto il sole se non una ancor rinnovata forza per camminare a testa alta, noi e nostri figli.

Si fa tanto, ma c'è ancora molto da fare

(originariamente del 13 gen 2010 )

Sul Corriere della Sera di oggi ho letto del fatto raccapricciante avvenuto in una pizzeria di Treviso in cui una ragazza con sindrome di Down è stata pesantemente insultata.
Ripeto quanto ho scritto a commento sul sito della Tribuna di Treviso che ha riportato per esteso la notizia:
"... Caro papà, sono anch'io padre di 2 figli di cui la più piccola è persona con sindrome di Down. Innanzitutto un abbraccio forte a te e a tutti i tuoi figli.
C'e tutto un mondo di persone, genitori figli professionisti associazioni, che ogni giorno si spende per un mondo in cui la parola 'diversità' non abbia alcuna implicazione negativa, personale o sociale; tanti che costruiscono, con l'esempio del quotidiano e con il lavoro, un mondo in cui ciascuno possa dare il suo contributo. Purtroppo molti ancora sono 'indietro', non hanno l'esperienza, forse addirittura le capacità intellettive, di capire che non ci sono solo 'loro' nel mondo. Io ritengo che queste persone, come quella ti ha rivolto quella frase irripetibile che hai trovato in pizzeria, siano i veri disabili per una sana società. E' su loro, più che sui nostri figli, che bisognerebbe lavorare. Purtroppo c'è ancora tanto da fare. ... "

E qui ricordo che secondo le ultime definizioni dell'OMS la disabilità è da intendersi come la distanza che separa la condizione di salute di chiunque di noi (vale per tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla concezione tradizionale di disabilità) con le condizioni ambientali in cui si trova.
Se con il nostro amore, la cura, gli interventi esterni e le terapie varie ci si concentra soprattutto sulla condizione di salute della persona con disabilità, e in particolare dei nostri figli, il mio personale parere è che tutti noi, genitori associazioni ed operatori volontari e professionali ed insegnanti, abbiamo anche il compito di lavorare sia esplicitamente che con la testimonianza perchè le condizioni ambientali, in questo caso la società in cui viviamo, siano capaci di permettere a tutti la loro vita. In questo le associazioni e le loro rappresentanze politiche, possono - e devono - avere la forza di farsi sentire nelle sedi opportune.
E' capitato a Treviso, è capitato prima e capiterà ancora di trovare idioti che con una frase rischiano di rovinare una vita, spero che un giorno non solo noi diretti interessati ma tutta la società tratti questi individui come meritano.
Che i nostri figli siano sempre orgogliosi.

Insieme

(originariamente del 29 mag 2009)

Qualche domenica fa ho accompagnato mio figlio maggiore a giocare una partita di un torneo di minibasket.
Quando la squadra avversaria è scesa in campo mi accorgo che tra loro gioca una ragazzina (nel minibasket è frequente la squadra mista) che si rivela essere una persona con sindrome di Down.
Durante la partita ella ha partecipato alternandosi tra campo e panchina come i suoi compagni.
Obbiettivamente, e a mio parere non dobbiamo mai dimenticarci di esserlo, in partita ha toccato pochi palloni ma è sempre stata vicina all’azione e trattata dai compagni e avversari come tutti.
Di sera a casa, visto che mio figlio saltuariamente inizia ad esternare riflessioni e domande sul presente e futuro di sua sorellina (che è persona con sindrome di Down), gli ho parlato per sottolineargli che la ragazzina con la sindrome di Down in campo giocava, si impegnava e si divertiva come lui e tutti gli altri: “In effetti – ha detto - mi ero accorto che aveva la sindrome, ma solo all’inizio poi non ci ho più fatto caso”.
Penso sia stato lui a dare una lezione a me.